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La Chiesa abbaziale di San Pietro rispetta i seguenti orari di apertura:

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dalle ore 7,00 alle ore 12,00;

dalle ore 15,00 alle ore 19,00.

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FISIONOMIA DEL MONACO

Nella storia della salvezza mediante la Chiesa, il monachesimo si caratterizza, dai Padri fino ad oggi, con alcuni costanti e indiscussi elementi fondamentali: il primato della preghiera, personale e comunitaria, tendenzialmente continua, ma mai staccata dalla seria fastica del lavoro secondo il detto: "Ora et labora et noli contristari in laetitia pacis"; la centralità della Parola di Dio, vissuta nella Lectio e nell'Opus Dei, e una incessante intercessione per il mondo nel cuore della Chiesa.

Una tale vita è ordinata come la liturgia ed è vissuta come ricerca costante di Dio nella coversione a Lui, a partire dalla grazia battesimale rispetto alla quale ogni vita monastica si pone non come superamento ma come pieno sviluppo e frutto dello Spirito Santo. Fonti di questa economia di grazia sono le Sante Scritture e la Regola, nella quale San Benedetto non poteva che proporre ciò che egli aveva vissuto, per <<cui organizza la vita cenobitica in vista dell'incontro con Dio di ciascuno dei monaci>>, dedicandosi interamente e solamente a Dio: <<Il Signore vi conceda di osservare questa regola con amore, quali immamorati della bellezza spirituale, rapaiti con ardore dal profumo di Cristo, convinti della bontà del vostro genere di vita, non come schiavi sui quali pesa la legge, ma come figli stabiliti nella grazia>> (S. Agostino). Il monaco è infatti un uomo che cerca Dio solo, e segue perciò il Cristo suo ideale e amore e nella fedeltà partecipa alla sua passione, consacrandosi con lui alla gloria del Padre, separato da tutto e da tutti e perciò unito a tutti nel mistero della grazia evangelica. Il silenzio, la preghiera incessante, la purificazione trasformano il monaco in icona dello Spirito Santo, veridico testimone della gioia del Risorto, che è pace e speranza per tutti. La preghiera e la benedizione, che il monachesimo diffonde, santificano e avvicinano il mondo a Dio. Un abisso chiama l'abisso: <<L'abisso non grida, perchè il suo modo è il silenzio.  E i cultori del silenzio sono i cultori dell'anima, i monaci. L'esser monaco è il modo di vivere in profondità l'interrogazione del mistero>>, il mistero monastico appunto, esperti come sono, i monaci <<nella conoscenza delle cose invisibili, le più vere, le più reali>> (Paolo VI). <<Il vostro apostolato sarà quello dell'irraggiamento spirituale>>(Merton T.) che nasce da quel centro infiammato di carità e di fede che è un'Abbazia Benedettina, dove i monaci vivono il loro umile e nobile servizio che consiste nel consacrarsi interamente al culto divino sia nella separazione monastica, sia assumendo qualche opera di apostolato o di carità, a condizione che questa sia compatibile con la vita di clausura: finchè le finestre dei monasteri s'illiminano all'ora del mattutino, l'ira di Dio non schiaccerà questa terra miserabile che corre pazza nella notte e il monachesimo sarà l'antitodo alla mondanizzazione e allo svilimento della grazia salvifica. Nella notte della nostra barbarie teconologica, i monaci devono essere come alberi che vivono silenziosamente nel buio e purificano l'aria con la loro sola presenza vitale nella nudità della pura fede.

Ecco perchè se i monaci non sono direttamente chiamati al lavoro missionario, di fatto li vediamo lungo i secoli occupare un posto privilegiato lì dove urge la necessità di evangelizzare e proclamare il messaggio della salvezza, dal momento che, come la Chiesa di Dio non può mai esistere senza martiri, così non può esistere senza monaci, perchè il monaco, come il martire, è il testimone più eloquente del Cristo risorto.