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La Chiesa abbaziale di San Pietro rispetta i seguenti orari di apertura:

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SPEZIERIA MONASTICA SAN MAURO

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LUCA BERGONZINI

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Pare che fin dal X secolo il monastero benedettino modenese risulti dotato di una spezieria a servizio, almeno, della infermeria interna.
Ma è in occasione della ricostruzione cinquecentesca del complesso abbaziale che la spezieria fu collocata a ridosso dell’accesso principale. Posizione, questa, strategica perché collegata al primo cortile monastico chiamato per questo motivo della Spezieria o della Fontana, in virtù della monumentale fontana a pozzo posta al proprio interno nel 1545.
Da questa epoca e soprattutto nei secoli successsivi, e cioè fino alla riforma sanitaria della seconda metà del XVIII secolo, la spezieria benedettina si colloca per importanza al centro dei servizi medico-farmaceutici della città e dell’intero ducato. Data l’importanza ne parlerà lo stesso Ludovico Antonio Muratori che alla situazione igienico sanitaria modenese dedicherà uno dei suoi studi più importanti: Del governo della peste… del 1710.
Le trasformazioni secentesche dell’ingresso al monastero, conseguirono lo slittamento della spezieria all’interno del corpo di fabbrica prospettante via San Pietro, sopra cui era stata aperta anche la Foresteria. Manica che nel corso dei secoli sarà oggetto, in parallelo alle vicende dello stesso monastero, di pesanti trasformazioni come attestano decorazioni e assetti murari ancora oggi ben riconoscibili. 
Una spezieria, dunque, importante affidata ad uno speziale laico sottoposto comunque al controllo di un monaco, completa di arredi lignei con rilievi scultorei come ricorda il cronachista e storico del monastero, Lazarelli.
Purtroppo questo arredo, in virtù delle vicende legate alle soppressioni napoleoniche e del regno iatliano, è andato completamente disperso: rimangono alcuni cocci a ricordare il vasellame in ceramica bianca e decorata che un tempo arricchiva gli scaffali della spezieria che dovette con molta probabilità servirsi della manifattura sassolese del ‘700 come risulta dai frammenti emersi durante le indagini perlustrative condotte pochi anni fa proprio all’interno dell’attiguo cortile.
Non meno famosa la sezione della biblioteca monastica, per importanza seconda solo a quella ducale, a servizio della spezieria e dove gli inventari oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Modena registrano oltre una cinquantina tra ricchi erbari, prestigiosi ricettari, trattati botanici e di farmacopea.
Fra i prodotti offerti erano celebri varie lavorazione di spezie e dei fiori coltivati nel cortile ad esso annesso. Ma anche per i“pastelli per profumi” a base di incenso e ginepro, mirra e garofano; ma soprattutto la “Teriaca”, di cui il monastero aveva l’esclusiva ducale sia della fabbricazione che della vendita. La “Teriaca”, fatta con carne macerata di vipera femmina dei Colli Euganei, non gravida e catturata qualche settimana dopo il letargo invernale, privata della testa e delle viscera, bollita in acqua salata, aromatizzata, triturata e impastata con pane secco e mescolata con oppio e lavorata infine in forme tondeggianti delle dimensioni di una noce e posta ad essiccare, era ritenuta il rimedio per un’infinità di malattie. Dalle coliche renali o addominali, alle febbri maligne, all’emicranie, all’insonnia, ai morsi di animale fino  alla tosse. Veniva utilizzata anche per regimare casi di pazzia, per risvegliare sopiti appetiti sessuali, per rinvigorire un corpo indebolito, nonché preservare da lebbra e peste. Veniva assunta secondo vari dosaggi e modalità dipendenti dalle malattie e dallo stato d’avanzamento della malattia: stemperata nel vino, nel miele, nell’acqua o avvolta in foglia d’oro. Ma la condizione principe per l’assunzione era che il corpo dell’ammalato fosse prima ben purgato anche con pesanti salassi. 
Chiusa nel 1796, la Spezieria è stata riaperta nel 2007 e vende prodotti di altri monasteri benedettini italiani ed europei.